PROSSIMI WORKSHOP E CORSI

dicembre 22, 2011

Corso completo di fotografia digitale Ogni martedi e giovedi dal 6 marzo al 19 aprile 2012 a Faenza

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Il Grande fiume racconta… Parco regionale del delta del Po 14 – 15 Aprile 2012

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Lago di Cerknica Slovenia 5 giorni a tutta Natura nella terra degli orsi 13 – 19 MAGGIO 2012

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Corso avanzato di macrofotografia: Tritoni, lo stagno e l’uso delle “vaschette”. Parco Nazionale Foreste Casentinesi 9 – 10 giugno 2012

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MATERA: I SASSI E I FALCHI  8 – 14 lUGLIO 2012

“scopo principale del workshop è la realizzazione da parte dei partecipanti di un reportage geografico naturalisstico completo, un racconto fotografico in stile giornalistico, che comprenda le peculiarità di una delle città più affascinati del mondo: Matera.”

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Parco Nazionale Foreste Casentinesi.  Corso avanzato di fotografia digitale: il colore dell’autunno 27 – 28 ottobre 2012

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TUTTE LE PROPOSTE DI VIAGGI FOTOGRAFICI, WORKSHOP E CORSI CONSULTARE www.photofarm.it


Corso base di fotografia naturalistica nel Parco nazionale Foreste Casentinesi

aprile 4, 2011

11 – 12 giugno 2011

 

Pochi parchi europei possiedono la stessa magia forestale: un vero santuario di alberi e di boschi, di faggi, abeti bianchi, aceri, accompagnati anche da specie rare come il tasso, abbarbicato sulle rocce o localizzato nei recessi più remoti. Sono le Foreste Casentinesi, territorio dal sapore antico, dal fascino millenario che non si è mai sopito.
Il parco Nazionale delle Foreste Casentinesi trova nei boschi di faggio la sua apoteosi: dove la natura offre mille colori e ospita – perché no – gli gnomi, le fate e i folletti.

 

Questo è un corso ideale per principianti, per chi esce per le prime volte con una nuova macchina reflex o che sta per passare a questo tipo di apparecchio fotografico. Per chi vuole approfondire l’uso della propria compatta e impiegarla avendone il controllo totale.

 

Programma del Corso:
SABATO 10 giugno
- Ore 8,30 arrivo dei partecipanti presso l’Albergo Forcelli località Valgiana, Bagno di Romagna.
- Lezione teorica (settaggi fotocamera, tempi e diaframmi, iso, leggere l’istogramma), ritiro del pranzo al sacco e partenza per l’escursione fotografica
- Cena
- Visione delle immagini e principi di post-produzione

DOMENICA 11 giugno
- Lezione teorica (composizione, varie ed eventuali a seconda delle esigenze del gruppo), ritiro pranzo al sacco e partenza per l’escursione fotografica
- Rientro dei partecipanti dopo il tramonto

Attrezzatura base richiesta:
- Macchina digitale reflex o compatta dove sia possibile esercitare i controlli manualmente
- Cavalletto
- Abbigliamento idoneo
- Scarpe da trekking

Quota di partecipazione:
Costo del corso per 2 giorni 220 euro. Minimo 8, massimo 14 partecipanti

Cosa comprende:
- Corso base di primo livello di fotografia
- Prova attrezzatura Manfrotto, Gitzo
- Pernottamento, cena, colazione e pranzo al sacco
- Prova ottiche Nikon

Cosa non comprende:
- Spostamenti con auto
- Bevande
- Quanto non indicato in la quota comprende

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“TRENO DELLA MEMORIA” reportage 12 – 18 febbraio 2010

gennaio 21, 2011

LA STORIA DEL TRENO
Nella primavera del 2004 l’Associazione Terra del Fuoco organizzò la manifestazione Piemonte Fabbrica di Cultura, una settimana di scambio culturale
delle “culture underground” piemontesi a Cracovia, in Polonia.  Alcuni dei soci decisero di visitare il Museo Internazionale dell’Olocausto di Auschwitz – Birkenaue uscirono da questa esperienza con la convinzione che tutti i giovani dovessero, almeno una volta nella vita, essere testimoni diretti di Quell’orrore.  Da qui nacque il Treno della Memoria.
Il primo Treno della Memoria è partito nel gennaio del 2005 con a bordo 650 ragazzi piemontesi e 50 leccesi, guidati dai giovanissimi educatori di Terra del
Fuoco.  Da allora hanno viaggiato con il Treno oltre 10.000 giovani provenienti da tutta Italia e il progetto si è arricchito fino a diventare un percorso educativo che accompagna i ragazzi per tutto l’anno scolastico.

WORKSHOP

il workshop fotografico seguirà l’avvenimento al fine di realizzare un esaustivo reportage.

temi trattati
-Il linguaggio fotografico nel reportage: raccontare una storia attraverso le immagini.
- Impiego creativo di tecniche e ottiche al fine di dare uno stile personale al proprio racconto fotografico.
-Vedere fotograficamente
tecniche trattate
-Grandangoli: proiettare il lettore dentro la scena.
-Teleobbiettivi: “schiacciare” la prospettiva.
-Street photography, la spontaneità in fotografia.
-Flash come luce di schiarita.
-Mosso e panning: il dinamismo in fotografia.
-Il treppiede dove, come , quando.

programma di massima

Ritrovo ore 9,30 presso il Museo Civico di Scienze
Naturali di Cesena per briefing introduttivo.
Ore 11 partenza dalla stazione F.S. di Cesena per il
progetto “Treno della Memoria”.
Il pernotto del 12 è in cuccetta treno.
Sono previsti vari incontri culturali e visite ai campi di Auschwitz-Birkenau
Richiedi il programma dettagliato con le iniziative
giornaliere a: Infoviaterrea@gmail.com

DETTAGLI: http://www.fabioliverani.com/trenodellamemoria.pdf


Cinque modi di fotografare…

dicembre 1, 2010

L’utopia, che significa non qualcosa di “irrealizzabile”, ma qualcosa che “non si è ancora realizzato”,  il sano impulso a non rassegnarsi allo stato di cose vigenti, e io mi considero anarchico fin dagli anni in cui sono entrato nell’età della s/ragione… e continuo a esserlo, perchè l’anarchismo non è un partito a cui aderire o un’ideologia da abbracciare, bensì un modo di vivere, di rapportarsi con il prossimo, di anteporre la dignità alla convenienza…

(Da Intervista a Pino Cacucci di Rita Cenni)

I modi di fotografare sono pressoché infiniti, ne analizziamo qui alcuni fra i più percorsi nell’ambito della fotografia naturalistica…

1 La “caccia” alla fotografia più bella (bella?). Il “concorsista”.

Il delirio più grande: applicare alla narrazione, perché la Fotografia è narrazione, il metro e i canoni dello sport. Se si accetta questo metro la fotografia perde il suo significato, non è più narrazione, non è più comunicazione o se volete “emozione” ma diviene competizione. Una competizione giocata in terreni di gioco diversi fra loro, con mezzi tecnici diversi fra loro, in condizioni diverse fra loro. Le giurie spesso sono di foto amatori, amatori che giudicano amatori! Competenze naturalistiche? Caliamo un velo… basta rammentare la “bufala” del lupo che salta i cancelli come i canguri, invece di strisciarci sotto come i suoi simili… La fotografia diventa qui ambita preda, trofeo di caccia da appendere, competizione da vincere con tutti  i mezzi leciti e non, come l’italica società insegna.

2 Il collezionismo, desiderare un oggetto, un qualcosa… un immagine di un soggetto nello specifico, non per quello che rappresenta ma per soddisfare un senso di possesso, la fotografia qui non viene “fatta” o “eseguita” ma viene “catturata” con istinti predatori. Un po’ come certi uomini fanno con le donne, o viceversa. Il soggetto fotografato non è capito, non è il fulcro della narrazione, è catturato, è violentato e abbandonato, in senso concettuale, e di conseguenza diretta perde di interesse immediatamente dopo essere stato “catturato”  – “conquistato.

3 La fotografia per la scienza. Qui l’estetica, la comunicazione, la grammatica dell’immagine, l’emozione, il racconto e quanto di più nobile ha dentro di sé la fotografia è buttato fuori a calci come un cane in  chiesa. Questa fotografia definita “utile” corteggia la prostituta più maltrattata della nostra così detta società civile, cioè la scienza stessa.  La scienza partorì una figlia, la tecnologia che si sposò immediatamente con il sistema merceologico dimenticando da dove proveniva per generare bisogni inesistenti e lodare il dio denaro. Il concetto che ne vien fuori è bestiale, anche se va detto che le bestie sono abbastanza sagge da non cadere in aberrazioni esclusive dell’animale umano.

4 C’è anche chi fotografa per i fatti suoi, speso è una persona normale, che trova nella fotografia interessi, fonti di riflessione e sentimenti che sono degni di ogni rispetto e nobili espressioni dell’animo umano. Queste simpaticissime persone tuttavia non possono essere definite “fotografi” ma sicuramente sono la specie più rara del mondo foto-amatoriale soprattutto quando non cercano di riprodurre foto più o meno note, ma percorrono un proprio sentiero stilistico.

5 l’artista, ecco che entriamo in un campo minato, la fotografia come forma d’arte, il punto è come distinguere le une dalle altre. Per capire questo ho fatto una breve intervista a Claudio Marra ( Storico della fotografia DAMS Bologna, saggista scrittore esperto di fotografia artistica) ma dopo varie divagazioni non si è capito come si distingue, pare che determinante sia il “linguaggio” ovvero il linguaggio deve essere di maggior interesse, rilievo e avere più importanza del soggetto. Quindi se volete fare gli artisti niente soggetti importanti, anzi scattate a caso foto ad un tombino, magari vi si spalanca l’olimpo dell’arte o più probabilmente vi ricoverano per demenza. Lasciamo queste forme dubbie di arte ai ricchi annoiati che frequentano  le aste  di  Christie’s e simili  e proseguiamo con cose più serie. (Arte e fotografia se ne è parlato in: sasso nello stagno Oasis n° 176 giugno/luglio 2008)

Allora questa fotografia come dovrebbe essere? La parola fotografia deriva da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis). Fotografia significa quindi scrittura (grafia) con la luce (fotos), ma questa terminologia non esprime più il concetto,  o meglio funzionava agli albori della fotografia, oggi dopo migliaia di chilometri di pellicole esposte, deliri digitali, sensori e affini la fotografia è diventata una cosa molto diversa da quello che era quando è partita e la sua evoluzione, più tecnologica che culturale, gli ha “invecchiato il nome”. Il percorso più interesante delle immagini fotografiche è il “logos” (discorso), quindi fotologia, (discorso con la luce), raccontare diventa la chiave, diventa l’espressione. La narrazione per immagini prevede certamente un approccio più approfondito, sia alle tecniche sia al linguaggio e non meno alla conoscenza del soggetto e del luogo ma proietta la nobile arte del raccontare in una dimensione più elevata e autentica. Con una fotocamera al collo abbiamo in mano le chiavi di un mondo, perché rimanere in anticamera?

Foto: Una giovanissima natrice dal collare, (Natrix natrix) avanza verso la fotocamera, e i girini che se ne stanno alla sua ombra,  opportunamente piazzata in acqua su un treppiede e comandata a distanza via cavo usb.

Reflex digitale , ottica  12 – 24 mm in custodia Easydive Leo II con pulsantiera di comando a distanza.

Un immagine dal forte spessore narrativo, contestualizzata nell’ambiente


Un tuffo nello stagno

novembre 17, 2010

Io considero la scienza della natura, insieme con la musica, la poesia e la pittura, come la maggiore realizzazione dello spirito umano. (Karl Popper)

Una delle tipologie di riprese naturalistiche più contestate, discusse e delicate è quella dello spostare, momentaneamente, una specie dal suo habitat per inserirla in un contesto di terrario o acquario per realizzare riprese diversamente impossibili o quasi…
Pensate al “magico” micro-mondo dello stagno con acque torbidissime e fondali molto bassi e fangosi, come si possono effettuare riprese delle fasi salienti dei suoi abitanti, come ad esempio gli anfibi senza applicare queste strategie?
Le mie prime fotografie di questo tipo risalgono a circa vent’anni fa, ricordo ancora benissimo la già vecchia Canon ftb e i piccoli flash manuali che non sapevo come posizionare per non generare riflessi sui vetri, la difficoltà di riprodurre fedelmente un habitat subacqueo e tante altre problematiche.  Da allora il desiderio di tentare questo genere di immagini direttamente in natura non si è mai assopito.
Quest’anno ho, grazie alla collaborazi

one con l’Ente Parco Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna che ha concesso i permessi per immergermi, parzialmente realizzato questo desiderio. Individuata una grande pozza d’acqua non eccessivamente torbida dove all’interno si riproducono tre delle quattro diverse specie di Tritoni presenti in  Italia ho tentato questo genere di fotografie.
Ho impiegato una custodia stagna prodotta da Easydive  (www.easydive.eu) con oblo sia per la mia ottica grandangolare che per quella macro, con una muta stagna mi sono isolato dall’acqua fredda e non solo, grazie all’enorme galleggiamento di questa muta (impiegata senza piombi) riuscivo a non toccare il fondo alzando un enorme sospensione intorbidendo il tutto.
Le fotografie macro sono state un po’ deludenti, in quanto si è abituati a vederle realizzate in… come direbbero gli inglesi “”captive”, di conseguenza con una qualità altissima rispetto a come si possono realizzare direttamente in natura. Le immagini ambientate con il grandangolare invece hanno dato alcune soddisfazioni, non per ultima quella che da mia ricerca sul web non ha prodotto risultati, ovvero non ho reperito altre immagini simili, o meglio, realizzate in acque di quel tipo direttamente sott’acqua. Le difficoltà tecniche e logistiche non sono state poche, i tritoni non sono molto confidenti e sembra che farsi avvicinare da un fotografo in muta stagna, pinne e maschera con un enorme custodia in mano non sia fra le loro attività preferite, occorre essere veloci, molto veloci,  con l’ottica macro è quasi impossibile. Con il grandangolo scattavo senza guardare il mirino della reflex, ma stendendo il braccio e componendo l’inquadratura un po’ empiricamente e facendo riferimento al riflesso ben visibile sull’oblò semisferico, quindi velocità d’azione in primis.
Anche all’imbrunire, illuminando con un faro subacqueo il campo inquadrato le macro hanno dato poche soddisfazioni. Credo che arricchire un servizio foto giornalistico sui tritoni con immagini d’ambiente realizzate sott’acqua sia una novità ne panorama editoriale e che per quanto rimanga indispensabile servirsi di vaschette e simili mescolare i due “generi” sia un passo avanti nell’etica del reportage, non solo quindi dichiarare le immagini “captive” in ambiente riprodotto ma tentare sempre le riprese in natura per completare e corredare quelle ”controllate” al fine di offrire al lettore una visione ampia e reale non solo della biologia delle specie ma anche delle tecniche per la ripresa fotografica delle stesse.

coppia di tritoni crestati, macro ripresa in vaschetta ("captive")

coppia di tritoni alpestri, corteggiamento, ripresa in vaschetta ("captive")

coppia di tritoni comuni, della femmina si vede l'occhio fra la vegetazione in basso a sinistra. notare il mashio che agitando la coda manda i propri ferormoni alla femmina inducendola a ovodepporre. ripresa in vaschetta ("captive")

una femmina di tritone crestato probabilmente a caccia della piccola larva di donzella subito sotto di lui..

femmina di tritone crestato fra la vegetaazione somersa

femmina di tritone alpestre, macro eseguita all'imbrunire con illuminatore e flash

maschio di tritone crestato in livrea...

maschio di tritonr crestato in u punto particolarmente torbido dello stagno


WORKSHOP… LA FOTOGRAFIA PAZZA!

settembre 8, 2010

Strano paese il nostro. Colpisce i venditori di sigarette, ma premia i venditori di fumo.
(Indro Montanelli)

Di Fabio Liverani e Mirko Sotgiu

Ci siamo, abbiamo raggiunto l’apice delle offerte di “viaggi fotografici”, corsi di fotografia e così detti “workshop”… Il Web e non solo pullulano di offerte: dal fine settimana al “viaggio avventura”. All’incirca una volta l’anno nel “belpaese” scoppia lo “scandaluccio” del tour operator fasullo, dell’agenzia fantasma e cosi via, cosa volete farci? Il nostro è il paese dei furbini! E nel mondo del viaggio e del week end dedicati alla fotografia che succede? Possiamo immaginarlo ma siccome ci tocca da vicino, e per natura siamo curiosi, diamo un occhiata.
Questo settore non è esattamente regolamentato, o meglio è regolamentato dalla legislatura inerente i viaggi in senso generico. Un fotografo, cosi come un architetto, un medico, un avvocato non possono proporre e vendere viaggi, non solo, non possono nemmeno fare le guide! Occorre un esame, un abilitazione e seguire scrupolosamente le normative legali. Un fotografo può invece durante un viaggio fare lezioni tecnico pratiche di fotografia e curare la parte didattico fotografica del viaggio, del week end ecc. Ecco è qui che la repubblica delle banane esprime il meglio di se. Abbiamo geometri che nel tempo libero giocano con la fotocamera e si spacciano per professionisti, senza nessun cliente, nessuna pubblicazione retribuita, niente di niente, si spacciano per professionisti qualificati e navigati… ahimè come verificare questi figuri? È molto difficile, soprattutto quando nei vari siti web è omesso curriculum, pubblicazioni e quant’altro possa aiutare l’utente a barcamenarsi fra la moltitudine di proposte, che sono davvero tante. Abbiamo fotografi matrimonialisti che diventano “guru” del reportage, conciatori di pelli esperti di comunicazione visiva che da foto amatori della domenica criticano in giurie di dubbia competenza altri foto amatori,  ma  più modesti e onesti. Una nutrita schiera di frustati esseri che amano nel fine settimana o durante le vacanze vestire i panni del fotografo, spesso istruendo malamente e incompetentemente distratti foto amatori che, ahimè,  loro malgrado, gli sono finiti fra le grinfie. Non finisce qua, fra i vari siti web di professionisti dell’immagine non mancano avvocati, medici, operai… persino un bibliotecario,  molti con il loro bel sito “professional photographer”! Sì dal venerdì sera alla domenica mattina!
Ordunque quella del fotografo, del foto giornalista specializzato in tematiche ambientali e geografiche è una professione difficile, povera, con pochi sbocchi e questi disoneste persone non l’aiutano certo, anzi contribuiscono ad impoverirla culturalmente ed economicamente, e questo non fa bene né alla professione né agli utenti, che pensano di essersi rivolti ad un professionista invece gli capita un non si sa cosa vestito da fotografo, griffato Nikon o Canon che arrogantemente gli propina qualche nozione elementare che è fortuna se non è decisamente errata.
Spesso questi foto amatori auto proclamati professionisti dell’immagine si servono di Tour Operator locali non abilitati a lavorare in Italia che addirittura chiedono il pagamento in contanti in loco del tour… Credo sia ovvio che sono “modus operandi”  al limite della legalità e che per l’utente sia meglio, in questi casi, evitare simili procedure, in quanto se si dovessero avere problemi non si avrebbe nessuna tutela. Allora come tutelarsi? Beh in fondo non è così difficile, il dramma non è perdere un po’ di tempo nella ricerca di un offerta seria, il dramma è che questa ricerca è purtroppo necessaria.
Verificate che i fotografi o il fotografo accompagnatore siano  realmente professionisti esperti del settore specifico che vi interessa, chiedete la partita i.v.a., un curriculum, le pubblicazioni. Importantissimo diffidate di chiunque vi chieda soldi come fotografo, se non c’è un agenzia, ovvero una struttura specifica l’offerta non è legale, in Italia solo le  agenzie e i tour operator possono vendere viaggi, anche fossero solo di un fine settimana. . Un fotografo non è una guida naturalistica tantomeno una guida alpina o un istruttore sub, siamo arrivati al punto di trovare fotografi che si improvvisano per sentieri in montagna, grotte, sostituendosi ad una guida alpina questo nel nostro paese è illegale, se succede qualche disgrazia, che speriamo non avvenga mai, chi paga?
Verificate che siano presenti le assicurazioni medico bagaglio , annullamento, un contratto di viaggio, una scheda tecnica, la possibilità di accedere al Fondo Nazionale di Garanzia (art.100 Cod.Cons.). La normativa di riferimento è la D.L. 17.03.95 n.111 attuazione della Direttiva CEE 314.90.
A questo punto gentili utenti della fotografia non rimane che augurarvi buona fortuna, e un invito a diffidare e verificare,  in fondo, non è una novità, per avere  vini degni di questo nome è servito lo scandalo del metanolo,  per avere carne decente è servito lo scandalo della mucca pazza, è adesso? Cosa dite, aspettiamo la foto pazza? Forse no, troveremo fotografi che dal venerdi alla domenica si occuperanno di imbiancature e cantieri, il bello del nostro paese tutti fanno tutto senza aver studiato o avere l’esperienza, chissà se i geometri e gli imbianchini se la prenderanno?


Strumenti, giovani e tecnologia…

giugno 30, 2010

Serena Dandini: Credi che gli sbagli aiutino a crescere?
Vulvia: Certo, se supportati da una buona alimentazione.

(dialogo fra “Vulvia”: Corrado Guzzanti e Serena Dandini;  L’ottavo nano, episodio 10)

I trafiletti redazionali dei settimanali sono notevoli, ci si può trovare di tutto, anche lo stimolo per un “sasso nello stagno”, anche la descrizione di un sito web che promuove un noto modello di fotocamera compatta. A noti importatori di queste compatte non bastava la scandalosa sottocultura televisiva, l’abominio generato da “velinismi” e altri appiattimenti celebrali e amenità che conseguono questa pratica, non gli bastava e hanno riproposto la medesima spazzatura concettuale e stilistica su un apposito sito web!  Pronto, pronto, pronto stiam diventando tutti coglioni,  pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI. (La strana famiglia, Giorgio Gaber) è la prima cosa che mi è venuta in mente, anche sul web si ripropone la stessa “comunicazione idiozia”. La cosa che mi fa arrabbiare è che  tanta mediocrità è applicata alla fotografia è decisamente fuori luogo, finché è un detersivo passi… Ma, applicata alla fotografia che è per sua natura  l’espressione che impiega maggiormente tecnologia, quindi competenze, quindi studio, quindi cultura diviene davvero un messaggio abominevole . Studio e cultura sono vocaboli che si usano sempre meno, perdonatemi se ne abuso.  La fotografia viene banalizzata in maniera inquietante, e non fa bene né alla fotografia stessa, né ai fotografi, tantomeno ai foto amatori e non fa bene nemmeno a produttori e importatori, ma evidentemente essi pensano il contrario.  Tranquilli, nel sito web qui polemizzato non può mancare l’ovvio, ovvero il personaggio famoso, il fan club e il concorso a premi. Forse son io che a trentotto anni son già un dinosauro sociale ma sinceramente questa tipologia di promozione che non fa minimamente divulgazione e cultura associata al mio amore più grande: la fotografia in ogni sua espressione, mi irrita, e molto!

Il terrore sopraggiunge quando leggo che questa “roba” dovrebbe mettere i giovani in contatto con la tecnologia! Ignoravo questa esigenza, nella mia ingenuità pensavo che i giovani e i giovanissimi avessero sì bisogno di “mettersi in contatto”, ma non con la tecnologia, piuttosto credevo  ci fosse l’esigenza maggiore di tematiche più profonde come possono essere valori e ideali in senso generico e, nello specifico fotografico, la divulgazione di cultura fotografica che non passi attraverso gli stereotipi della spazzatura televisiva dei “programmetti” brucia cervello.

Credo, anzi sono sicuro che si possa fare divulgazione e anche promozione di un prodotto commerciale basandosi e sfruttando ben altri temi e ben altri modi, e sono ancora sicuro che la risposta di questi “giovani” sarebbe potenzialmente più alta, è davvero penoso assistere alla sottovalutazione di questi ragazzi che non sono tutti “poveretti mentali” da salotto di Maria De Filippi. Due fustini al posto di uno? Funziona ancora? Non lo so, ma evidentemente c’è chi pensa di sì! E chi pensa di applicarlo alla fotografia, almeno come concetto promozionale.

fotografia ed elaborazione grafica: Roberto Ossani www.arcobaleno.com


Carso, e per discariche… GROTTE!

aprile 4, 2010

servizio pubblicato su National Geographic Italia gennaio 2010


Matera, falchi, sassi e chiese rupestri…

gennaio 20, 2010

“La città è di aspetto curiosissimo, viene situata in tre valli profonde nelle quali, con artificio, e sulla pietra nativa e asciutta, seggono le chiese sopra le case e quelle pendono sotto a queste, confondendo i vivi e morti la stanza. I lumi notturni la fan parere un cielo stellato.”
(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva)

Matera (Matàhr in dialetto materano), è un comune di 60.392 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia e seconda città della Basilicata. La città è nota in tutto il mondo per gli storici rioni Sassi, riconosciuti nel 1993 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO (primo sito dell’Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento).  Un unicità europea di Matera, soggetto del nostro workshop,  è la colonia di falchi grillai, Falco naumanni che con circa mille coppie nidifica nei famosi Sassi. Non esiste un’altra colonia di rapaci in nessun centro storico d’Europa, i falchi volano sopra Matera, nidificano sotto i coppi, dietro i monumenti in un connubio strabiliante fra natura, architettura, storia e antropologia.
Le chiese rupestri vantano gli affreschi più antichi del mezzogiorno italiano.

dal 27 giugno al 3 luglio 2010

info: www.photofarm.it


Street…

novembre 17, 2009

“Ogni messaggio che riceviamo ci impone la visione del mondo di chi comunica il messaggio” (Roberto Faenza)

Nella fotografia di natura e di reportage geografico spesso si tende a concentrarsi sulla wilderness, a deviare e falsare la comunicazione mostrando il selvaggio e il naturale che non esiste, se non nei nostri sogni.  La quasi totalità delle fotografie naturalistiche e geografiche sono spudoratamente fasulle, eliminiamo dall’inquadratura ogni segno di antropizzazione, spesso  fotografiamo ambienti incontaminati che sono incontaminati solo nei nostri desideri. Spostiamo rifiuti, eliminiamo ciminiere dagli sfondi alzando il punto di vista, ci sforziamo di eliminare il traliccio elettrico dal paesaggio per mostrare il “paesaggio che vorremmo” piuttosto del paesaggio del “reale”.

La fotografia naturalistica è ormai fotografia merceologica – propagandistica pura,  spesso spacciamo un ambiente che non esiste: uccellini felici resi felici dalla post produzione, linci selvagge, selvagge? dietro le recinzioni ma senza le recinzioni… paesaggi incontaminati ben decontaminati dall’uso sapiente dell’inquadratura.  La fotografia naturalistica italiana come linguaggio si è nutrita alla scuola della mediocrità dei concorsi e delle riviste specializzate, che è il modo migliore per non capirci nulla! “La fotografia, quest’invenzione mirabile alla quale hanno collaborato i cervelli più straordinari, che affascina le menti più fantasiose, e la cui effettuazione è alla portata dell’ultimo degli imbecilli” (Ugo Mulas) trova nel genere naturalistico un  terreno molto fertile a questi ultimi. Annoiato da questo calderone di immagini servili ho giocato per un giorno al fotografo di strada, in uno degli ambienti più facili, usati ed abusati: la metropolitana.

Sulla strada quello che conta è non cadere nella mistificazione. La strada è fotografia anarchica, è “il vero” mentre accade. E’ la gente comune, è la storia scritta con la luce dai non vincitori, è la fotografia dei non cerimoniali. Sulla strada il fotografo saccheggia e fissa una realtà, attraverso la macchina fotografica, fissando un istante che esprime la menzogna della realtà stessa.

Propaganda politica, dottrina religiosa, potere, vengono sbeffeggiati dalla strada; cortili, vicoli, metropolitane, periferie, ma anche centri storici, dovunque si possa cogliere l’uomo al di fuori della messa in scena mediatica si può cogliere l’uomo stesso e ritrovare in un istante fissato nel tempo l’amore dell’uomo per l’uomo. Quando la fotografia naturalistica si sbarazzerà dei falsi critici che invece di lavorare per lo sviluppo delle conoscenze lavorano per quattro soldi, delle idiozie gridate dalle fogne dei mercanti che dimenticano sempre che l’oggettività è il pane qutidiano dei cretini avremo una fotografia naturalistica nuova, una fotografia di natura che esprime l’amore della natura.

(F.L. ispirato da: Contro la fotografia della società e dello spettacolo di Pino Bertelli)



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