Discorsi su uno degli argomenti più ambigui e controversi, la fotografia appunto!


Persi la clientela a Spoon River
perché cercavo di infondere la mia intelligenza alla macchina fotografica
per catturare l’anima del soggetto.
La migliore fotografia che abbia mai fatto
fu quella del giudice Somers, procuratore legale.
Si sedette impettito e mi fece aspettare
finché non ebbe raddrizzato l’occhio guercio.
Poi quando fu pronto disse “va bene.”
E io gridai “obbiezione respinta”, e l’occhio
gli si rivoltò in su
E lo colsi proprio con l’espressione che aveva quando diceva “mi oppongo”.

Edgard Lee Masters, Antologia di Spoon River (1915)

Sul tema se sia arte o meno, di cosa sia e dove vada la fotografia si sono spese migliaia di parole, da parte di personaggi illustri e da parte di illustri sconosciuti, probabilmente queste non erano necessarie, ma l’argomento è troppo affascinante perché non nasca spontanea la voglia di affrontarlo. Arte è uno dei vocaboli più abusati della lingua italiana, ma il vocabolo arte esprime un concetto che è epocale,  e non solo, ma anche geografico e culturale. Semplificando molto, geografico: per un indio amazzonico arte può essere la pittura rupestre, una danza propiziatoria, mentre dubito che lo siano un ritratto pittorico, scultoreo o fotografico. Culturale che va a braccetto con epocale, ad esempio: per  alcuni movimenti culturali e/o sociali, come l’hip-hop è arte un graffito, i murales, che per la “cultura ufficiale” non lo sono, o non lo sono per adesso, o lo sono solo in alcuni casi.. Ma torniamo indietro, il più interessante è epocale. Nel periodo ellenistico le arti venivano divise in due categorie: arti comuni e arti liberali. Le prime necessitavano di uno sforzo fisico, le seconde di uno sforzo intellettuale, questa suddivisione oggi fa decisamente sorridere. E’ solo nel Rinascimento che avviene una distinzione fra artigiani, scienziati e artisti, e il concetto di arte assume un significato nuovo e completamente diverso. Nella prima metà del ‘700 nasce il termine estetica, è Baumgarten che lo impiega per la prima volta nella sua tesi di laurea: Metafisica, scienza della qualità delle cose conoscibili senza la fede, quasi contemporaneamente Batteux definisce nel suo libro Le belle arti ridotte ad un unico principio sette branchie che sono appunto l’arte, cioè: pittura, scultura, musica, danza, poesia, l’eloquenza e l’architettura. Dalla fine del XVIII secolo comincia la “crisi” del concetto di arte, nascono la fotografia, l’architettura industriale, l’oggettistica per la casa, si comincia così ad abbandonare il concetto di arte come contenitore chiuso e ad aprirlo a tutte le forme, credo  possiamo sostenere possibili ed immaginabili. Nel 1917 Douchamp propone come opera d’arte un orinatoio rovesciato e nel 1961 Manzoni vende a peso d’oro, in senso letterario,  la merda d’artista, novanta scatolette numerate, contenenti, appunto, i suoi escrementi. Oggi è arte “l’aspettativa dell’arte”, ricitando l’opera di Douchamp, se un orinatoio viene posto in una toilette è un orinatoio, se viene proposto in una galleria d’arte è arte! E’  interessante sottolineare una distinzione fra artista e artiere, cioè colui che detiene la conoscenza di un “arte”, intesa come mestiere, come conoscenza artigiana: quante volte, ad esempio, sentiamo dire “quel fornaio è straordinario, un vero artista…” e altre affermazioni simili? Il vocabolo giusto è artiere, non artista, senza nulla togliere o dare al fornaio o all’artista. E al fotografo? Molti grandi fotografi hanno mal digerito il termine artista, da Ferdinando Scianna a Henri Cartier-Bresson, mentre  altri si sono compiaciuti di questo appellativo.

“Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.” (Nadar).

Il fatto che la fotografia sia arte o meno credo sia un fattore del tutto personale; il concetto di arte è talmente aperto, talmente vario e diverso, condizionato da critici e aspetti economici del fiorente mercato ad essa dedicato, che non sia così importante definirlo; forse, per dirla con De Andrè, alcuni fotografi sono artisti altri no, così come alcuni pittori, musicisti e via di seguito..

La fotografia è la fotografia, Ferdinando Scianna che ha firmato pagine bellissime su questo argomento la definisce molto più simile alla letteratura, la fotografia è un linguaggio, quindi più simile alla letteratura, certo è vero! Ma anche la pittura e la scultura, o altre forme espressive possono esserlo, Guernica di Picasso, alcune tele di Goya, non sono forse discorsi, linguaggi dell’arte pittorica,  “grida” contro la guerra e le barbarie umane?

“E’ arte la fotografia? Quien sabe? Chi lo sa e chi se ne importa? Mi piace!” (Edward Weston)

Altre decine di pagine sono state sprecate sul fatto se la fotografia sia o meno la realtà, e questo a mio giudizio è delirio puro! La fotografia ha bisogno della realtà, è l’unica forma espressiva, di comunicazione, o se volete l’unica forma artistica che necessità della realtà. Nel senso pratico, tecnico, è la realtà che impressiona con la sua luce riflessa la pellicola o il sensore digitale, ma attenzione, la fotografia è un linguaggio, una forma espressiva, e come tutte le forme espressive può mentire, può mostrare un aspetto od un altro di un oggetto o di un evento, il medesimo fatto fotografato rispecchia il fatto stesso, ma anche il punto di vista del fotografo autore, l’immagine fotografica racconta non solo se stessa, ciò che ritrae, ma racconta molto anche di colui che la esegue, e può mentire. La fotografia, come tutto del resto, non è mai e né può essere la realtà, ma solo una delle tante interpretazioni possibili di quella realtà.  “la realtà non esiste se non per come noi la percepiamo, intendiamo o rappresentiamo…” (Carla Cerati).

Si possono aprire mille parentesi su questo discorso, molto interessanti, cominciare ad etichettare la fotografia in infinite categorie, giornalistica, di finzione, di moda, documentaria ecc. ecc. ma tutte possono mentire, o dire la verità, la verità che comunque rimane punto di vista personale.

“Si può mentire con le fotografie. Si può persino dire la verità, per quanto ciò sia estremamente difficile. Il luogo comune vuole che la fotografia sia specchio del mondo io credo occorra rovesciarlo: il mondo è lo specchio del fotografo.” (Ferdinando Scianna).

Sono le scelte del fotografo autore, la composizione, la luce, cosa mettere e cosa omettere dall’inquadratura, la grammatica dell’immagine, l’impiego di codici culturali, che danno ad un immagine una connotazione od un’altra, se sia arte, se sia la realtà o cosa sia forse non è ancora chiaro, di sicuro questo giovane mezzo di comunicazione ha fatto passi incredibili negli ultimi anni, e forse non tutti nella direzione giusta,  di sicuro è la forma di espressione più comune, usata e abusata, alla portata di tutti, basta fare click per essere artisti? Sicuramente non basta fare click per essere fotografi.

“Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.” (Henri Cartier-Bresson).

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