“Se non vi piacciono queste mie idee, no importa… ne ho molte altre.” (Ando Gilardi)

“You press the button, we do the rest.” (Tu premi il bottone, noi facciamo il resto.)

Kodak,  correva l’anno… 1888, è scritto giusto era proprio la seconda metà dell’ottocento! Nasce la fotografia amatoriale e diviene visibile quello che prima era invisibile: “la foro ricordo”. Cento scatti a disposizione, poi lo “strumento” veniva mandato allo sviluppo e alla ricarica per altre cento foto, cento immagini che comunicano più delle parole. La fotografia è figlia dell’industria, nipote dell’illuminismo, e “alleata” della scienza! Ma sua madre è l’industria con tutto quello che ne deriva nel bene e nel male. Olivetti a parte non conosco industriali illuminati che abbiano divulgato cultura… e quelli della fotografia non fanno eccezione. L’industria della fotografia, come molte altre, ha coltivato e generato l’industria del tempo libero, semplificando all’eccesso i fondamenti della fotografia stessa annulandone il processo fondamentale: quello culturale! Centinaia di foto amatori all’inseguimento dell’oggetto industriale, della novità del mercato, del vuoto tecnicismo hanno annullato il processo culturale di conoscenza, basilare nella fotografia come in tutte le “arti”. Nascono milioni di “fotocameristi”: feticisti culturali dell’oggetto macchina fotografica e muoiono i fotografi concentrati sul contenuto. E tu che fotocamera usi? Chissà se qualcuno ha chiesto a Italo Calvino se preferisse ad  una macchina per scrivere un più moderno computer? Qualcuno di voi sa se Picasso preferisse pennelli di piuma di beccaccia o di “pelo” sintetico? E Michelangelo che scalpello e mazza avrà impiegato? Il mercato ha percorso la strada più semplice: generare il falso bisogno di un oggetto, generando immondizia culturale senza contenuto. Migliaia di immagini prive di senso circolano e creano persino assurde discussioni generando totali vuoti di pensiero. Si è perso di vista il contenuto e anche il contenitore, vero mattatore è il mezzo meccanico, oggi elettronico, e questo alimenta un mercato molto ricco di business e molto povero di concetti. Questa è la vita e questo il commercio come lo intendiamo oggi? E la precedenza alla cultura è forse un utopia, ma, per dirla con il critico e fotografo Pino Bertelli: “un umanità senza utopie è un umanità senza futuro”, e, aggiungo io, un percorso fotografico senza utopie è un sentiero che non porta a nulla!

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Immagine concentrata su “contenuto” e “contenitore”. Il contenitore, ovvero la forma espressiva è funzionale al contenuto, attraverso i livelli si è data importanza solamente ai chiaroscuri semplificando all’estremo la grammatica delle immagine stessa. Il messaggio e la chiave comunicativa è  esplicitamente lasciate al giudizio del lettore, che attraverso il suo bagaglio culturale ed esperienziale può leggerci un “messaggio” diverso.

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