L’utopia, che significa non qualcosa di “irrealizzabile”, ma qualcosa che “non si è ancora realizzato”,  il sano impulso a non rassegnarsi allo stato di cose vigenti, e io mi considero anarchico fin dagli anni in cui sono entrato nell’età della s/ragione… e continuo a esserlo, perchè l’anarchismo non è un partito a cui aderire o un’ideologia da abbracciare, bensì un modo di vivere, di rapportarsi con il prossimo, di anteporre la dignità alla convenienza…

(Da Intervista a Pino Cacucci di Rita Cenni)

I modi di fotografare sono pressoché infiniti, ne analizziamo qui alcuni fra i più percorsi nell’ambito della fotografia naturalistica…

1 La “caccia” alla fotografia più bella (bella?). Il “concorsista”.

Il delirio più grande: applicare alla narrazione, perché la Fotografia è narrazione, il metro e i canoni dello sport. Se si accetta questo metro la fotografia perde il suo significato, non è più narrazione, non è più comunicazione o se volete “emozione” ma diviene competizione. Una competizione giocata in terreni di gioco diversi fra loro, con mezzi tecnici diversi fra loro, in condizioni diverse fra loro. Le giurie spesso sono di foto amatori, amatori che giudicano amatori! Competenze naturalistiche? Caliamo un velo… basta rammentare la “bufala” del lupo che salta i cancelli come i canguri, invece di strisciarci sotto come i suoi simili… La fotografia diventa qui ambita preda, trofeo di caccia da appendere, competizione da vincere con tutti  i mezzi leciti e non, come l’italica società insegna.

2 Il collezionismo, desiderare un oggetto, un qualcosa… un immagine di un soggetto nello specifico, non per quello che rappresenta ma per soddisfare un senso di possesso, la fotografia qui non viene “fatta” o “eseguita” ma viene “catturata” con istinti predatori. Un po’ come certi uomini fanno con le donne, o viceversa. Il soggetto fotografato non è capito, non è il fulcro della narrazione, è catturato, è violentato e abbandonato, in senso concettuale, e di conseguenza diretta perde di interesse immediatamente dopo essere stato “catturato”  – “conquistato.

3 La fotografia per la scienza. Qui l’estetica, la comunicazione, la grammatica dell’immagine, l’emozione, il racconto e quanto di più nobile ha dentro di sé la fotografia è buttato fuori a calci come un cane in  chiesa. Questa fotografia definita “utile” corteggia la prostituta più maltrattata della nostra così detta società civile, cioè la scienza stessa.  La scienza partorì una figlia, la tecnologia che si sposò immediatamente con il sistema merceologico dimenticando da dove proveniva per generare bisogni inesistenti e lodare il dio denaro. Il concetto che ne vien fuori è bestiale, anche se va detto che le bestie sono abbastanza sagge da non cadere in aberrazioni esclusive dell’animale umano.

4 C’è anche chi fotografa per i fatti suoi, speso è una persona normale, che trova nella fotografia interessi, fonti di riflessione e sentimenti che sono degni di ogni rispetto e nobili espressioni dell’animo umano. Queste simpaticissime persone tuttavia non possono essere definite “fotografi” ma sicuramente sono la specie più rara del mondo foto-amatoriale soprattutto quando non cercano di riprodurre foto più o meno note, ma percorrono un proprio sentiero stilistico.

5 l’artista, ecco che entriamo in un campo minato, la fotografia come forma d’arte, il punto è come distinguere le une dalle altre. Per capire questo ho fatto una breve intervista a Claudio Marra ( Storico della fotografia DAMS Bologna, saggista scrittore esperto di fotografia artistica) ma dopo varie divagazioni non si è capito come si distingue, pare che determinante sia il “linguaggio” ovvero il linguaggio deve essere di maggior interesse, rilievo e avere più importanza del soggetto. Quindi se volete fare gli artisti niente soggetti importanti, anzi scattate a caso foto ad un tombino, magari vi si spalanca l’olimpo dell’arte o più probabilmente vi ricoverano per demenza. Lasciamo queste forme dubbie di arte ai ricchi annoiati che frequentano  le aste  di  Christie’s e simili  e proseguiamo con cose più serie. (Arte e fotografia se ne è parlato in: sasso nello stagno Oasis n° 176 giugno/luglio 2008)

Allora questa fotografia come dovrebbe essere? La parola fotografia deriva da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis). Fotografia significa quindi scrittura (grafia) con la luce (fotos), ma questa terminologia non esprime più il concetto,  o meglio funzionava agli albori della fotografia, oggi dopo migliaia di chilometri di pellicole esposte, deliri digitali, sensori e affini la fotografia è diventata una cosa molto diversa da quello che era quando è partita e la sua evoluzione, più tecnologica che culturale, gli ha “invecchiato il nome”. Il percorso più interesante delle immagini fotografiche è il “logos” (discorso), quindi fotologia, (discorso con la luce), raccontare diventa la chiave, diventa l’espressione. La narrazione per immagini prevede certamente un approccio più approfondito, sia alle tecniche sia al linguaggio e non meno alla conoscenza del soggetto e del luogo ma proietta la nobile arte del raccontare in una dimensione più elevata e autentica. Con una fotocamera al collo abbiamo in mano le chiavi di un mondo, perché rimanere in anticamera?

Foto: Una giovanissima natrice dal collare, (Natrix natrix) avanza verso la fotocamera, e i girini che se ne stanno alla sua ombra,  opportunamente piazzata in acqua su un treppiede e comandata a distanza via cavo usb.

Reflex digitale , ottica  12 – 24 mm in custodia Easydive Leo II con pulsantiera di comando a distanza.

Un immagine dal forte spessore narrativo, contestualizzata nell’ambiente

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