Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

(Giuseppe Ungaretti)

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, scriveva Ungaretti, poche parole molto efficaci!

Leggetele nella mente ad occhi chiusi, che immagine visualizzate? Certi frasi sono come fotografie, pescano nella memoria, nel bagaglio esperienziale, in quello culturale, io visualizzo soldati di un tempo, mi vengono alla memoria i racconti della ritirata di Russia, poveri disgraziati in balia degli eventi bellici, incompresi e decisi da altri. Fanti nelle trincee mal armati e peggio vestiti.

Nulla a cha fare con i soldati moderni, tecnologici, fucili d’assalto automatici, mercenari al servizio del denaro, fanatici. Ungaretti non riporta alla memoria certamente i violentatori di Mogadiscio, i torturatori di Guantanamo e altri criminali impegnati in missioni di pace all’estero. Chissà cosa avrebbe scritto oggi la sua penna felice ed ermetica.

Sì, perché in missione di pace ci vanno i soldati con mezzi blindati, elicotteri d’assalto, proiettili all’uranio impoverito, servono per riportare la pace. Forse intendono la pace eterna.

In attesa di una missione di guerra mi domando chi verrà inviato in guerra in missione di guerra, e, mi pare ovvio, che invieranno plotoni di insegnanti e medici. Li vedo bene i medici combattere a colpi di garze e disinfettante. Medici in prima linea al check-point, abbattuti 6 nemici con un bisturi sterile.

Gli insegnati in guerra lanciano grossi “Devoto Oli”, copie di “La Storia” di Elsa Morante, 668 pagine, una contraerea! Spappolano nemici, dei veri carnefici.

La mia maestra della prima elementare, bionda, riccia, secca, rimase incinta che eravamo alla lettera C, poi supplenti fino alla lettera Z. La bionda secca e 12 supplenti in ricognizione, io avrei avuto soldati ad insegnarmi le lettere, forse avrei imparato la grammatica, peccato non fossimo impegnati in guerra, pardon -in pace- in quel periodo.

I professori delle medie sarebbero stati un plotone formidabile, magari imparavano qualcosa e nel tempo forse sarebbero riusciti anche ad insegnarlo. Quella di italiano non sarebbe andata avrebbe disertato e la salvo. Quella d’inglese, amica intima di Margaret Thatcher e simpatizzante di Augusto Pinochet avrebbe avuto un sucessone, sarebbe rientrata generale. L’insegnate di musica che non mi faceva ne suonare ne cantare lo avrebbero suonato a dovere. Quello di educazione tecnica ripeteva sempre, in continuazione: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, oggi ho capito che forse voleva parlare della creazione, ma non sono sicuro, forse era un ateo miscredente, le cose le vedeva trasformarsi, evolversi, simpatizzava per Darwin, credo… Non ce l’avrebbe fatta, un altro martire avvolto nella bandiera, funerale pubblico e pennivendoli in estasi a scrivere cazzate nemmeno pensabili, una manna per la stampa. Un truppa speciale, un corpo scelto i professori delle superiori, specializzazione scopare studentesse, reparto pulizia etnica.. Le professoresse lanciatrici di granate, tranne quella mora tinta iper truccata, specializzazione mimetismo fanerico, a scuola chiamammo la polizia, ci aveva derubato dei soldi per l’acquisto degli strumenti per la formatura e non era più venuta a far lezione, forse era davvero andata in guerra, ma anche no, comunque se fosse andata avrebbe avuto fortuna. L’Avrei vista bene a gestire un mercato nero atto a mettere in piedi una  colonizzazione economica.

Dicevamo? …le parole, le parole portano alla mente immagini, si fotografa anche con le parole, solo che le fotografie fatte con le parole abbisognano di più fantasia delle fotografie fotografie. Adoro le immagini che solo le parole evocano alla memoria, per questo voglio scrivere una “bestemmia”:  A me Moby Dick di Herman Melville mi fa cagare! Melville mi sta simpaticissimo, ha scritto cose bellissime, ma Moby Dick ha descrizioni cosi minuziose, cosi precise che al lettore non è necessaria nessuna applicazione della fantasia, non vengono alla mia memoria immagini mie, ma sue! Melville la tua comunicazione è autore centrica, lasciami un po’ di spazio.

La comunicazione è sempre conclusa dal lettore, ma c’è un modo che lascia più spazio non solo interpretativo al lettore, ma soprattutto cognitivo; e un modo invece più descrittivo che di questo spazio ne lascia meno, o anche quasi niente.

Annunci