Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

(Fabrizio De Andrè, La città vecchia 1974)

Rumene, le rumene in genere sono belle, le rumene arrivano in Italia, sono specializzate in assistenza agli anziani, infermieristica varia, servizi domestici e prostituzione. Molti italiani vanno in Romania, alcuni a Cuba, quelli che a cui piace l’esotico a Cuba, quelli a cui piace l’Europa in Romania.

Anche alcune cubane arrivano in Italia, come mogli e fidanzate, le cubane stanno “più avanti” delle rumene, invece di far assistenza agli anziani assistono giovani, ma anche meno giovani, ma non anziani decrepiti. Chi è passato, oppure ha fatto scalo all’aeroporto internazionale dell’Avana non ha potuto non notare frotte di italiani sorridenti, spaesati, in sandalini, camicina a fiori e braghette ridicole, con zainetto tipo scuola e pacchi di dollari…

Cencio lavora tutto l’anno a maledette serrature, a torni, frese, macchine utensili, Cencio ha una piccola azienda artigianale e non “raccatta” una donna, se non pagandola.

Nacio è un bel ragazzo, giovane, dipendente di una grande industria, e di donne, volendo, ne “raccatta”, ma ciò comporta fatica, comporta locali alla moda, discoteche, in poche parole comporta luoghi e “non luoghi”  che Nacio non ha nessuna intenzione di frequentare… non gli “appartengono”, li trova fasulli, scontati, brutti e rumorosi.

Cencio una volta all’anno va a Cuba, un mese intero, dopo un mese interno rientra, e di nuovo serrature, frese, torni, per undici mesi… poi va a Cuba. Cencio vive così da anni. Si trasferisce in un piccola pensione dell’Avana, trova una donna, o meglio, si fa trovare da una donna che sfamerà la propria famiglia interpretando il ruolo di fidanzata, amica, moglie, amante di Cencio. Partito Cencio arriverà un altro, magari gentile come Cencio, magari prima di prendere l’aereo regalerà a lei e ai sui fratelli un porchito come fa sempre Cencio. Magari un giorno un italiano la sposerà, forse giovane e bello. Le immagini del Che, i ricordi della rivoluzione.. le strade dell’Avana saranno un ricordo. In Italia vivrà felice fra mala sanità, nebbie padane, lavori precari e deprimenti… senza musica, canzoni… locali dove Ernest sorseggiava felice Cuba Libre. Sì, vivrà così per qualche mese, anno…. poi il Caribe sarà più forte, l’istinto, le origini, le radici, la richiameranno ai ritmi latini della sua isola, come in genere tutte le altre prima di lei, ma questo non può ancora saperlo.

Nacio l’ha studiata, una volta ogni due mesi, parte con il furgoncino Caritas del prete della parrocchia di S. F. Carica abbigliamento, generi vari raccolti dai parrocchiani, un paio di rumene italianizzate, cioè con un lavoro in Italia, scarica il furgone nella missione cattolica rumena, accompagna le rumene dai familiari, tutto questo gli comporta un giorno e mezzo fra viaggio, scarico e accompagnamento. Nacio a questo punto ha ancora cinque giorni liberi, prima di rientrare in Italia. Nacio sa bene come impiegare questo tempo, dove andare, cosa regalare… in fondo bastano pochi euro, basta conoscere pochi vocaboli, basta presentarsi con il furgoncino, essere un minimo gentili e generosi. Nacio spesso torna in Italia con alcune ragazze, Nacio è un bravo ragazzo e a volte trova loro persino un lavoro, un amico… insomma come dice lui <<le sistema>>.

Anche Cencio è un bravo uomo, e fra la moltitudine dei viaggiatori del sesso non tutti sono così, non tutti sono gentili, insomma ci sono dei porci schifosi. Cencio tornerà sempre alle sue macchine utensili cantando ritmi latini… e Nacio farà a lungo viaggi di beneficenza  con il furgoncino Caritas, l’Italia, la Romania, Cuba, decine di altri paesi saranno sempre lì sulle carte geografiche, con la loro cultura, i loro disagi, le loro storie, che non sfioreranno mai le menti di Cencio e Nacio, in fondo sono dei “ semplici”, dei  bravi “cristiani”…

Ma chissà se un assurda malinconia li accompagna. Forse un  velo di tristezza li avvolge… fra quelle braccia e quelle gambe

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