Adesso ascoltami brutta manza, datti fuoco alla cordicella del tampax e fatti scoppiare la caverna, perchè è l’unica botta che riceverai nella tua vita, mia cara”

Da: Priscilla la regine del deserto -1994 – Stephan Elliott

Giorgio, meglio noto come Giorgino, rigira su sé stesso, impazzisce al vento perso nel vortice di una sensazione nuova e sconosciuta, sfiora la luce della candela che illumina la notte e sorride in un angolo, nel buio. Almeno così ha scritto in una sua poesia. Come un italiano ogni tre – almeno così dicono le stupide statistiche annunciate dall’elettrodomestico televisione – Giorgino scrive poesie. Giorgino le poesie le scrive per se stesso, le scrive per gli altri e le regala volentieri, basta porgergli un taccuino e prontamente ricopia a memoria l’ultima sua composizione. Giorgino le declama anche pubblicamente, nei locali, accompagnato da una chitarra, Giorgino frenetico o free eretico… Almeno cosi si presentava sui volantini piazzati nei bar e nei locali leggermente più “alternativi”.

A dire il vero non si è mai sentito Giorgino pronunciare questo vocabolo, “alternativo”, credo non ne abbia bisogno, né del vocabolo, né dell’etichetta e nemmeno di identificarsi in qualcuno o qualcosa che non sia sé stesso. Giorgino appare in pochi locali, prima di vederlo di solito lo si sente esplodere in fragorose e riconoscibilissime risate. Molti al posto di Giorgino avrebbero ben poco da ridere. Molti cresciuti nella famiglia di Giorgino non riderebbero affatto. In genere chi ha provato la violenza ha poco da ridere e poco da essere auto ironico. Giorgino ha anche un lavoro, Giorgino poeta e operaio…  Ha anche un’utilitaria rossa, una Panda 30, che guida con un cuscino sotto al sedere, per vedere bene, Giorgino guida tutto piegato verso il centro della vettura, inclinato in avanti a scorgere la strada, impossibile non riconoscerlo se lo si incontra, anche di notte, lungo le strade che portano negli angoli del buio e alle luci delle candele di cui scrive. Una volta lo hanno visto in un parcheggio dove si incontrano gli omosessuali. Una volta lo hanno visto ubriaco, fumato, piangere e ridere. Lo hanno visto pisciare, appoggiato con una mano ad un muro e  con l’altra reggere il pene e dirigere il getto in alto, facendogli fare una grande parabola, pisciare allegro come se lo facesse in faccia al clero e allo stato. Perché il clero e lo stato sono i nemici di Giorgino. Giorgino l’anarchico, il pazzo, il finocchio, il maledetto culo rotto… Perché Giorgino non può piacere a tutti e non tutti possono andare oltre la battuta, la bestemmia, il racconto sconcio della fellatio che ha praticato al suo ultimo amante, fisso o occasionale… Oltre la grassa risata di Giorgino c’è un mondo di poesia, basta porgergli un notes, un taccuino, un’agenda, un pezzo di carta e a memoria ricopia le sue ultime composizioni, ti racconta di una serata, di un amore, di sesso, dei compagni anarchici, di riviste sconosciute, di un altro mondo, fatto di poesia. Poi,  puoi sempre farti una pisciata in faccia all’universo in compagnia di Giorgino. Forse la gente per bene non leggerà mai una poesia di Giorgino, non gli offrirà mai un bicchiere, non gli porgerà mai un pezzo di carta, la gente per bene rimarrà tranquilla al buio, davanti alla televisione,  senza la candela che illumina l’angolo buio e che trasforma in poesia quello che gli occhi di Giorgino vedono, hanno visto e sanno vedere.

 

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