Carso, e per discariche… GROTTE!

servizio pubblicato su National Geographic Italia gennaio 2010

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Matera, falchi, sassi e chiese rupestri…

“La città è di aspetto curiosissimo, viene situata in tre valli profonde nelle quali, con artificio, e sulla pietra nativa e asciutta, seggono le chiese sopra le case e quelle pendono sotto a queste, confondendo i vivi e morti la stanza. I lumi notturni la fan parere un cielo stellato.”
(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva)

Matera (Matàhr in dialetto materano), è un comune di 60.392 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia e seconda città della Basilicata. La città è nota in tutto il mondo per gli storici rioni Sassi, riconosciuti nel 1993 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO (primo sito dell’Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento).  Un unicità europea di Matera, soggetto del nostro workshop,  è la colonia di falchi grillai, Falco naumanni che con circa mille coppie nidifica nei famosi Sassi. Non esiste un’altra colonia di rapaci in nessun centro storico d’Europa, i falchi volano sopra Matera, nidificano sotto i coppi, dietro i monumenti in un connubio strabiliante fra natura, architettura, storia e antropologia.
Le chiese rupestri vantano gli affreschi più antichi del mezzogiorno italiano.

dal 27 giugno al 3 luglio 2010

info: http://www.photofarm.it

Street…

“Ogni messaggio che riceviamo ci impone la visione del mondo di chi comunica il messaggio” (Roberto Faenza)

Nella fotografia di natura e di reportage geografico spesso si tende a concentrarsi sulla wilderness, a deviare e falsare la comunicazione mostrando il selvaggio e il naturale che non esiste, se non nei nostri sogni.  La quasi totalità delle fotografie naturalistiche e geografiche sono spudoratamente fasulle, eliminiamo dall’inquadratura ogni segno di antropizzazione, spesso  fotografiamo ambienti incontaminati che sono incontaminati solo nei nostri desideri. Spostiamo rifiuti, eliminiamo ciminiere dagli sfondi alzando il punto di vista, ci sforziamo di eliminare il traliccio elettrico dal paesaggio per mostrare il “paesaggio che vorremmo” piuttosto del paesaggio del “reale”.

La fotografia naturalistica è ormai fotografia merceologica – propagandistica pura,  spesso spacciamo un ambiente che non esiste: uccellini felici resi felici dalla post produzione, linci selvagge, selvagge? dietro le recinzioni ma senza le recinzioni… paesaggi incontaminati ben decontaminati dall’uso sapiente dell’inquadratura.  La fotografia naturalistica italiana come linguaggio si è nutrita alla scuola della mediocrità dei concorsi e delle riviste specializzate, che è il modo migliore per non capirci nulla! “La fotografia, quest’invenzione mirabile alla quale hanno collaborato i cervelli più straordinari, che affascina le menti più fantasiose, e la cui effettuazione è alla portata dell’ultimo degli imbecilli” (Ugo Mulas) trova nel genere naturalistico un  terreno molto fertile a questi ultimi. Annoiato da questo calderone di immagini servili ho giocato per un giorno al fotografo di strada, in uno degli ambienti più facili, usati ed abusati: la metropolitana.

Sulla strada quello che conta è non cadere nella mistificazione. La strada è fotografia anarchica, è “il vero” mentre accade. E’ la gente comune, è la storia scritta con la luce dai non vincitori, è la fotografia dei non cerimoniali. Sulla strada il fotografo saccheggia e fissa una realtà, attraverso la macchina fotografica, fissando un istante che esprime la menzogna della realtà stessa.

Propaganda politica, dottrina religiosa, potere, vengono sbeffeggiati dalla strada; cortili, vicoli, metropolitane, periferie, ma anche centri storici, dovunque si possa cogliere l’uomo al di fuori della messa in scena mediatica si può cogliere l’uomo stesso e ritrovare in un istante fissato nel tempo l’amore dell’uomo per l’uomo. Quando la fotografia naturalistica si sbarazzerà dei falsi critici che invece di lavorare per lo sviluppo delle conoscenze lavorano per quattro soldi, delle idiozie gridate dalle fogne dei mercanti che dimenticano sempre che l’oggettività è il pane qutidiano dei cretini avremo una fotografia naturalistica nuova, una fotografia di natura che esprime l’amore della natura.

(F.L. ispirato da: Contro la fotografia della società e dello spettacolo di Pino Bertelli)


Rivoluzione Industriale…

“Se non vi piacciono queste mie idee, no importa… ne ho molte altre.” (Ando Gilardi)

“You press the button, we do the rest.” (Tu premi il bottone, noi facciamo il resto.)

Kodak,  correva l’anno… 1888, è scritto giusto era proprio la seconda metà dell’ottocento! Nasce la fotografia amatoriale e diviene visibile quello che prima era invisibile: “la foro ricordo”. Cento scatti a disposizione, poi lo “strumento” veniva mandato allo sviluppo e alla ricarica per altre cento foto, cento immagini che comunicano più delle parole. La fotografia è figlia dell’industria, nipote dell’illuminismo, e “alleata” della scienza! Ma sua madre è l’industria con tutto quello che ne deriva nel bene e nel male. Olivetti a parte non conosco industriali illuminati che abbiano divulgato cultura… e quelli della fotografia non fanno eccezione. L’industria della fotografia, come molte altre, ha coltivato e generato l’industria del tempo libero, semplificando all’eccesso i fondamenti della fotografia stessa annulandone il processo fondamentale: quello culturale! Centinaia di foto amatori all’inseguimento dell’oggetto industriale, della novità del mercato, del vuoto tecnicismo hanno annullato il processo culturale di conoscenza, basilare nella fotografia come in tutte le “arti”. Nascono milioni di “fotocameristi”: feticisti culturali dell’oggetto macchina fotografica e muoiono i fotografi concentrati sul contenuto. E tu che fotocamera usi? Chissà se qualcuno ha chiesto a Italo Calvino se preferisse ad  una macchina per scrivere un più moderno computer? Qualcuno di voi sa se Picasso preferisse pennelli di piuma di beccaccia o di “pelo” sintetico? E Michelangelo che scalpello e mazza avrà impiegato? Il mercato ha percorso la strada più semplice: generare il falso bisogno di un oggetto, generando immondizia culturale senza contenuto. Migliaia di immagini prive di senso circolano e creano persino assurde discussioni generando totali vuoti di pensiero. Si è perso di vista il contenuto e anche il contenitore, vero mattatore è il mezzo meccanico, oggi elettronico, e questo alimenta un mercato molto ricco di business e molto povero di concetti. Questa è la vita e questo il commercio come lo intendiamo oggi? E la precedenza alla cultura è forse un utopia, ma, per dirla con il critico e fotografo Pino Bertelli: “un umanità senza utopie è un umanità senza futuro”, e, aggiungo io, un percorso fotografico senza utopie è un sentiero che non porta a nulla!

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Immagine concentrata su “contenuto” e “contenitore”. Il contenitore, ovvero la forma espressiva è funzionale al contenuto, attraverso i livelli si è data importanza solamente ai chiaroscuri semplificando all’estremo la grammatica delle immagine stessa. Il messaggio e la chiave comunicativa è  esplicitamente lasciate al giudizio del lettore, che attraverso il suo bagaglio culturale ed esperienziale può leggerci un “messaggio” diverso.

Navigammo su fragili vascelli…

Fotografia: Elena Babini

Fotografia: Elena Babini

Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca… per dirla con De Andrè; navigammo su vari forum per affrontar della fotografia le domande e colammo a picco disperati.

Tralasciando i piccoli quesiti tecnici, dove a volte si possono trovare risposte la cosa più disarmante notata un po’ ovunque sui forum è il giudizio “di pancia” alla immagini.  Tizio “posta” una foto di aironi e sotto un susseguirsi di commenti che vanno dal bella, al io avrei ecc…. Mai, e dico mai, ho letto una critica vera, cioè una lettura vera delle fotografie inserite, una lettura ponderata e utile, del tipo: bella per questo motivo, o insignificante perché…  e di seguito la spiegazione della motivazione della critica negativa o positiva. Navigando nei forum si ha l’impressione di essere in un “girone” di frustrati esseri che inseriscono immagini non per crescere culturalmente ma per godere del inutile complimento fatto senza motivazioni e spiegazioni da un altro identico frustrato che ignora perché quell’immagine gli piace o meno. Navigammo su fragili vascelli e sprofondammo nell’oceano del delirio a un complimento che si vede sempre più diffuso sotto le fotografie naturalistiche: “Complimenti bella cattura”. Bella cattura? Ma dico cos’è che avremmo catturato? L’anima? Stiamo andando indietro come fanno i gamberi! Io povero illuso che credevo ogni analogia predatoria legata all’immagine naturalistica ormai morta e sepolta ho preso un altro schiaffo dalla realtà! Questi predano, catturano fotografie, non le scrivono con la luce, non le fanno, non le pensano, non le meditano, non le studiano, le catturano!

Queste comunità virtuali sono inoltre chiuse, regno dei loro “guru”, i meno peggiori fra i frequentatori assidui che “postano” foto a volte anche di pregio, invidiosi e astiosi fanno i “moderatori”, ho volutamente infranto a piè pari i regolamenti di uno di questi tabernacoli della sotto cultura fotografica inserendo promozioni di photofarm e dando risposte ironiche e sottili ai “richiami” ricevuti, ebbene il risultato divertentissimo è stato quello di assoluta incapacità a leggere l’ironia e il significato, o meglio, la “comunicazione”, come si può con questi presupposti crescere fotograficamente? Dimenticavo, mi hanno dato sessanta giorni di sospensione dal forum senza diritto di replica, cose da scuole elementari… In queste comunità la crescita culturale non solo è pari a zero, ma si regredisce, il tutto perché si cercano risposte senza farsi domande. Per buone fotografie occorre farsi molte domande e imparare a leggere.

Fra i vari forum, per correttezza specifico che ho indagato solo quelli in lingua italiana,  uno di questi: http://www.naturamediterraneo.com è davvero molto utile, interessante, ben strutturato e i contenuti inseriti dagli utenti sono competenti e intelligenti, purtroppo o per fortuna è un forum naturalistico, la sezione fotografica e minima e non di pari livello.

Torniamo alla cosa più deprimente di queste comunità, i giudizi alle foto inserite, giudizi detti “di pancia”, ovvero, è bella è brutta, perché? Non lo so mi piace e basta.

Proviamo a leggere questa foto che ho ricevuto da un amica via e mail appunto per una lettura…

Di questa immagine la grande forza è la bandiera! Anche se va detto che non so quanti siano a conoscere la bandiera albanese, mica è quella degli Stati Uniti!!! Ma la bandiera è un codice culturale forte e il lettore deve interrogarsi sempre quando trova nei connotati un codice culturale, un simbolo, e decodificarlo, diversamente è un lettore superficiale e disattento.

La  composizionedi questa immagine apparentemente sgraziata, sbilanciata sulla sinistra da un punto di vista grafico viene compensata dal colore rosso, colore forte e pesante, difficile da mettere in un equilibrio compositivo, qui è collocato quasi centrale e funziona per questo (se cambi la bandiera rossa con una verde l’immagine precipita), gli occhi del lettore passano da quelli del ragazzo e finiscono sul rosso, solo dopo individuano la seconda figura, aiutati e attratti nuovamente dal rosso della pallina…da un minuscolo angolo si identifica il biliardo, la condizione sociale (la racconta il muro) e lo sguardo del soggetto lascia spazio alla giusta interpretazione personale che ogni singolo lettore vorrà dargli, la collocazione geografica della scena è inequivocabile. L’immagine narra senza possibilità di interpretazione la località geografica, la condizione sociale, l’attività ludica… ma concede spazio al “succo”: uno sguardo pensieroso e profondo.

I connotati dell’immagine: persone, biliardo, bandiera, muro, sono stati impiegati in una forma grammaticale (composizione) buona e l’immagine denota fino in fondo località geografica, condizione sociale, momento di vita quotidiana. Per questo motivo e dopo questa analisi posso dire che mi piace!

Questo non è “oro colato” ma una delle potenzialmente tante letture e opinioni che si possono esprimere su questa e su tutte le immagini, quello che conta davvero è il percorso e il ragionamento che porta al giudizio che diamo, questo percorso deve essere non solo emotivo ma anche culturale, solo così diviene un esercizio che fa crescere e migliorare.

raz_za…

Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende la convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte e caratterizzate da diversi tratti somatici e diverse capacità intellettive, e la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare razza possa essere definita “superiore” o “inferiore” a un’altra. (Fonte: wikipedia)

Sicurezza…

Orgosolo_murales_ph_fabio_liverani_06murales ad Orgosolo, Sardegna.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Parafrasi di una poesia di Martin Niemöller spesso attribuita erroneamente a Bertolt  Brecht)

Viviamo un momento storico di isteria collettiva, le statistiche evidenziano una diminuzione della microcriminalità, ma i media: i “camerieri” dell’informazione spazzatura, enfatizzano furtarelli, scippi, violenze varie; già in passato, e sappiamo con quali risultati, è stata cavalcata la facile onda del razzismo e dell’intolleranza per avere consensi dalle fasce meno istruite della popolazione, cioè la maggioranza assoluta degli italiani. Dialogo e confronto, coinvolgimento, società civile, cultura, apertura sono vocaboli divenuti ignoti.

L’intolleranza, preceduta da frasi: “ma io non sono razzista” è divenuta abituale nei discorsi scambiati per caso, dal supermercato  alla piazza,  dal tabaccaio o al bar…. Abbiamo dimenticato che noi italico popolo, in un passato molto recente siamo stai emigranti, il Molise si era praticamente svuotato unitamente a tante altre zone d’Italia, ci definivano con appellativi come “macaroni” e anche peggio, e non ne siamo stati contenti! Folle di Italiani sono partiti verso L’Argentina, verso la Germania, il Belgio e tanti altri stati. Oggi la grande maggioranza di noi non tollera nostri simili diversi per ceppo genetico e cultura invocando “sicurezza”, uno stupido vocabolo inculcato nei nostri cervelli da mass media superficiali e ignoranti che deviano l’attenzione sull’immigrazione, per non dover affrontare davvero il tema della sicurezza, quella reale, che nel nostro paese sta davvero venendo a mancare, cioè: la sicurezza di esser una democrazia, la sicurezza di un informazione onesta, la sicurezza di rimanere vivi sul lavoro,  la sicurezza di una casa, di uno stipendio decente, la sicurezza di un ambiente tutelato, queste e tante altre sicurezze stanno svanendo in una sorta di nuovo proibizionismo, di una specie orrenda di micro dittatura nascosta, ma nemmeno più di tanto… Gli uomini, le donne e i bambini che arrivano qui, nella maggioranza dei casi da paesi molto peggiori del nostro e sono additati come clandestini, ma molti di loro sono profughi, non clandestini, e c’è una bella differenza.

Chi ama il viaggio e la natura, almeno noi, dovremmo essere più aperti e felici di andare verso un Italia multi etnica e multi culturale, per quanto mi riguarda la “cultura”  che ci governa non mi rappresenta minimamente, magari in un futuro non troppo remoto sarà rinnovata da persone nuove che spero non abbiano nel D.N.A. il gene della mafia, della dittatura, della corruzione e del furtarello, per quanto mi riguarda spero che gli immigrati non fuggano ma  restino nei nostri confini politici per non  lasciarmi  solo con questa tipologia di italiani.

Costruzione estetica e… un monaco…

“Ogni cosa che vedi in basso, sul vetro della tua Rolleiflex è la realtà – le cose come sono. La Fotografia è cosa deciderai di farne di tutto ciò”

(George Rodger).

La “costruzione estetica” nel reportage è ammessa o non è ammessa, se sì fino a che punto? Questo tema mi è stato “stimolato” da una e –mail ricevuta:

“Buongiorno sig. Liverani, mi è capitato tra le mani un numero di National Geographic del novembre 2007 e all’articolo “Un parco per l’anima” trovo una sua foto sul Santuario di La Verna… purtroppo la foto è una falsità per due ragioni: Uno a La Verna non ci sono monaci, ma frati francescani. Due, il saio dei francescani non è bianco, ma marrone scuro. Nella speranza che le sue prossime foto e reportage corrispondano alla realtà e verità e non esteticamente costruite, porgo cordiali saluti (E-Mail firmata)

Non entro nel merito di queste affermazioni, per altro soggettive, ma il caso specifico è molto divertente e attinente con il nostro discorso. Ho fotografato l’eremo della Verna diverse volte e ho sempre scelto giornate nebbiose quando praticamente non ci sono “visitatori”, anzi diciamo turisti, perché La Verna è uno fra gli eremi più importanti e visitati del mondo, ospita monaci e religiosi di ogni ordine: in visita, in preghiera o per studio, quindi visitatori ce ne sono sempre, turisti per lo più solo il sabato e la domenica. Una volta vi ho incontrato due pullman di texani con stivaloni e cappelloni… ma torniamo al dunque. Come è sempre buona abitudine ho avvertito la segreteria della Verna del mio arrivo e delle riprese fotografiche, appena arrivato ho chiesto la collaborazione di un novizio francescano, per avere qualche foto sicura con la presenza discreta di un frate nell’inquadratura, per non far perdere tempo al gentile francescano in attesa del suo arrivo ho preparato l’inquadratura sul treppiede . Dopo pochi minuti è passato un frate con il saio bianco, sono riuscito ad ottenere qualche bello scatto… a questo punto la nebbia è scesa più fitta ed insieme a lei è giunto il “novizio-modello” che molto gentilmente mi ha dato modo di realizzare qualche scatto. Un gruppo di suore ha poi attraversato il meraviglioso cortile interno celando un anziano prete al centro del divertente gruppetto, si sono accorti di essere stati fotografati e mi hanno dato una e-mail perché inviassi loro la foto in quella nebbia fittissima. Ma “ iconograficamente” in un eremo di notorietà mondiale visitato da ogni sorta di ordine ecclesiastico qual è la figura più emblematica? Il frate francescano perché l’eremo è francescano? Il frate con il saio bianco poiché la foto non è stata minimamente costruita ed è quindi la più autentica? Aggiungendo che l’eremo ospita per brevi periodi frati di ogni ordine. Oppure quella buffa con le suore? Ai posteri l’ardua sentenza! Vediamo qualche esempio storico interessante … La famosissima foto di Kapa dei Marines che alzano la bandiera a Iwo Jima si dice sia stata costruita ad hoc alcuni giorni dopo la battaglia… Uguale si dice per quella del miliziano colpito a morte durante la guerra di Spagna. Tante opinioni discordanti circolano sul fatto che siano costruite o meno, magari nel primo di questi due casi specifici la ricostruzione è stata dimostrata in maniera piuttosto evidente da ricerche storiche effettuate, ma su decine di altre immagini rimane il dubbio… Di sicuro spesso è difficile e a volte impossibile realizzare le immagini che “i giornali vogliono”, allora si ricostruisce un azione avvenuta e accaduta che non travisi la realtà del fatto stesso, e questo è un tipo di “costruzione estetica” ammesso da molti. Un’altra tipologia – e questa non è ammessa da nessuno- è quella di creare il fatto, ovvero manipolare l’immagine in post produzione oppure ricreare una scena mai avvenuta, il concetto è lo stesso anche se i metodi di esecuzione sono diversi: nel primo caso attraverso il software, nel secondo attraverso la ricostruzione di un avvenimento o di un azione non avvenuta per mezzo di “figuranti” più o meno consapevoli. In tempi recenti National Geographic ha pubblicato una nota di scuse per un immagine ritraente una tribù della Tanzania al ritorno dalla caccia all’elefante, in quanto si è scoperto che le immagini erano state scattate in kenya e non in Tanzania e che le zanne visibili nell’immagine erano marcate e concesse in uso al fotografo dal “Kenya wildlife service”. Molto spesso alcune immagini vengono escluse da prestigiosi concorsi internazionali per l’eccesiva opera di post produzione ed è successo anche qualche licenziamento di fotoreporter che avevano alterato i fatti in post produzione cambiando in maniera significativa i fatti rappresentati o l’impatto emozionale dell’immagine stessa. Famoso il licenziamento del fotografo Brian Walski da parte del Los Angeles Times per aver scoperto la manipolazione di un immagine di copertina, dove il fotografo ha poi ammesso di aver combinato elementi di due fotografie scattate in momenti diversi. La didascalia: “Un soldato britannico ordina a civili iracheni di ripararsi dal fuoco iracheno presso Bassora” e le figure nelle immagini fanno credere che soldati iracheni sparino su civili iracheni. Falsità pura e propagandistica scoperta che ha causato il giusto licenziamento del fotografo.

Viaggio fotografico in Bayerischer-wald (Germania). Dal 2 al 6 Dicembre 2009

4 giorni nell’incantata foresta boema, potremo fotografare lupi, linci e altri animali rari all’interno del parco immersi nella foresta.

La Bayerischer Wald è nota a tutti i fotografi naturalisti, luogo ideale per apprendere le tecniche di ripresa della fauna grazie alla presenza assicurata dei soggetti.

4 giorni per imparare e vivere il viaggio naturalistico accanto a fotografi professionisti, mentre si realizza un servizio fotografico.

Fabio Liverani: http://www.fabioliverani.com/

Mirko Sotgiu:  http://www.alpinfoto.it/

info: info@alpinfoto.it Mirko Sotgiu

gallery:  http://www.fabioliverani.com/bayerischer/